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In Smiledoc, da sempre, sposiamo i principi della medicina olistica; motivo per il quale l’approccio con il paziente odontoiatrico è globale.

Le problematiche dentali, infatti, vengono analizzate prendendo in esame non solo la salute del cavo orale ma considerando l’individuo nella sua interezza.

Bisogna pertanto effettuare un’analisi estremamente accurata delle eventuali correlazioni esistenti fra i denti e le patologie di vario genere, all’apparenza non riconducibili a problematiche di carattere odontoiatrico.

Questa premessa, doverosa, è dunque fondamentale per introdurre l’argomento di cui voglio parlarvi oggi.

Ma partiamo dal principio…

La nostra mandibola, dal momento dello svezzamento in avanti, si sviluppa grazie agli stimoli prodotti dal processo – continuo – di masticazione.

Il processo di masticazione ideale avviene – sia sulla parte destra che sulla parte sinistra delle arcate dentali – con l’assunzione di cibi di consistenzanormale”. Così facendo, una serie di impulsi nervosi, che parte dai tessuti che sorreggono i nostri denti, aziona il processo di crescita e di sviluppo della mandibola stessa.

Non sempre però lo sviluppo della mandibola avviene in maniera corretta e lineare. Per via di una concomitanza di fattori, spesso fortuiti (masticazione inefficace dovuta all’assunzione si soli cibi morbidi che non necessitano di essere masticati, inquinamento, allergie, etc..), il bambino, già intorno ai 3 anni di vita, può manifestare segni di iposviluppo.

Come risolvere, allora, questa problematica?

Con l’RNO, l’Ortodonzia e Riabilitazione Neuro Occlusale – un approccio terapeutico funzionale ed estremamente innovativo – che tramite dispositivi specifici rimette il bimbo in condizione di poter crescere in maniera armonica e all’adulto di eliminare problematiche a carico dell’articolazione della bocca (mal di testa particolari, cervicalgie ed altri sintomi dati da cattiva funzione masticatoria).

Si tratta dunque di dispositivi mobili riabilitatori – da non confondere coi tanti apparecchi mobili dalle basi meccaniche – che operano sui denti come parte di un sistema più complesso, in cui muscoli, articolazioni temporo mandibolari e lingua lavorano in totale armonia.

Ecco perché questo tipo di approccio ortodontico – riabilitativo dà risalto non all’estetica ma alla “funzione“, intesa come capacità di masticare i cibi con movimenti mandibolari corretti e cicli di masticazione equamente ripartiti.

L’R.N.O, dunque, – tanto negli adulti quanto nei bambini – fa proprio questo: migliora la stabilità in simmetria della bocca e del cranio, corregge i contatti occlusali, la funzione masticatoria, fino alla completa maturazione neurologica dello schema masticatorio.

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I numeri parlano chiaro: un italiano su tre è colpito da una malattia parodontale. Di questi, otto milioni sono colpiti da una parodontite grave, mentre tre milioni rischiano addirittura di perdere i denti a causa di questa malattia.

 

Ma andiamo con ordine…

 

Parodontite: ma cos’è?

 

La malattia parodontale, chiamata anche piorrea o parodontite, è un’infiammazione delle gengive che interessa prevalentemente gli adulti sopra i 20 anni. L’infiammazione, se non si interviene tempestivamente, causa la distruzione del parodonto, l’insieme delle strutture che sorreggono i denti e la loro perdita.

 

Al contrario di quanto si possa credere, si tratta in realtà di una malattia estremamente comune. Infatti, se il 15% della popolazione soffre di una grave forma di parodontite, circa il 60% ne è colpita in vari modi, più lievi ma non per questo meno preoccupanti.

 

La cosa che fa più riflettere, però, è che quasi il 40% degli Italiani crede ancora che la parodontite sia una malattia incurabile (grr emoji). Ed è qui che vi sbagliate!

 

Continuate a leggere e vi dirò perché… 

 

Non tutti, poi, sanno che la malattia parodontale, è intimamente connessa con lo stile di vita; è vero che è spesso determinata da alcune specie batteriche, ma nel suo decorso, è sempre sollecitata da numerosi fattori locali e generali. Oltre ad essere una delle patologie più diffuse è la causa principale della maggior perdita d’elementi dentali.

 

Per comprendere da dove parta il problema dobbiamo pensare al tipo di “carburante” che utilizziamo per far camminare il nostro corpo. Forse non lo sai, ma, anche il nostro corpo è considerato una “macchina termica”: ha bisogno di alimentazione per produrre calore e, quindi, vivere!

 

E ora dimmi: metteresti benzina in una macchina a diesel? Ecco. E allora perché ti nutri di sostanze che ti fanno ammalare?

 

Un’alimentazione errata, uno smisurato consumo di carboidrati (raffinati), l’assunzione di eccessive proteine animali, oppure l’abitudine di mangiare in fretta, masticare poco i cibi… E poi ancora; nervosismi, stress, preoccupazioni e una scorretta igiene orale, hanno la capacità di indebolire la microflora della bocca e permettere ai batteri patogeni (cattivi) di proliferare e sovrastare i batteri probiotici (buoni), generando uno squilibrio nocivo per la salute.

 

Sintomi e cause della malattia parodontale

 

Se diagnosticata e trattata per tempo, le possibilità di recupero per il paziente aumentano sensibilmente. Per questo è fondamentale comprendere quali siano le cause e i sintomi di questa infiammazione, spesso, distruttiva.

 

Vediamole insieme.

 

  • Alitosi, dovuto al metabolismo dei batteri che proliferano all’interno delle tasche parodontali;
  • Infiammazione e sanguinamento gengivale, che si manifesta spontaneamente o durante lo spazzolamento;
  • Recessione delle gengive, non riconducibile a traumi o manovre di pulizia troppo irruente.

 

Tali sintomi, vengono, ingenuamente e troppo spesso, presi sottogamba. È proprio per questo che la sofferenza dei tessuti progredisce e la parodontopatia ha modo di agire indisturbata per periodi prolungati. Spesso, come la nostra esperienza decennale ci insegna, è proprio lo specialista del parodonto, durante la seduta di igiene professionale, ad accorgersi del problema e suggerire al paziente la giusta terapia da intraprendere.

 

Nelle fasi più avanzate della malattia, si registra un aggravamento dei sintomi e si possono pertanto verificare:

 

  • Ascessi parodontali, legati a formazioni di pus;
  • Copiosi accumuli di placca e tartaro sotto i margini, che fanno prendere alla gengiva un colore o rosso o, addirittura, violaceo;
  • Mobilità dei denti, che può essere di leggera o notevole entità, sintomatico di una patologia allo stadio avanzato.

 

 

Parodontite: occhio a diabete, tabagismo e fattore ereditario

 

Come già accennato, una delle primissime cause della parodontite, è senz’altro una scarsa igiene orale, ma sussistono anche altri fattori che possono incidere sull’insorgenza e su un eventuale peggioramento della malattia.

 

Tra questi, diabete e tabagismo su tutti. 

 

Anche nei fumatori il rischio di contrarre questa patologia è estremamente elevato. Il tabagismo, infatti, favorisce la proliferazione di batteri nocivi all’interno del cavo orale, oltre a frenare la circolazione a livello dei tessuti e a debilitare la risposta immunitaria del soggetto.

 

Anche l’ereditarietà è un fattore di rischio da non sottovalutare mai.

 

Malattia parodontale: cure e trattamenti

 

Alla Smiledoc, il nostro proposito, di fronte a un paziente affetto da malattia parodontale, è da sempre quello di adoperare un approccio terapeutico biologico il meno invasivo possibile ma, comunque, funzionale all’arresto della malattia e dell’insorgenza di potenziali recidive.

 

Ecco perché, per poter salvare i denti dalla parodontite, serve un’azione tempestiva e mirata di medici specializzati in parodontologia che, proprio come accade in Smiledoc, agiscano in sinergia su più fronti.

 

E’ così che, mediante uno specifico protocollo, innovativo e biologico e atraumatico, ogni giorno salviamo moltissimi denti mobili che altrimenti sarebbero inesorabilmente destinati all’estrazione.

 

 

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L’Europa è d’accordo su tutta la linea: l’amalgama è tossica e, per questo, l’impiego e la sua produzione saranno messi al bando a partire dal 2030. (Regolamento Ue 2017/852).

 

Non è un caso, d’altronde, che il Council of European Dentists sostenga, ormai da anni e a gran voce, che il mercurio contenuto nell’amalgama, altro non sia che “una sostanza molto tossica, che rappresenta una minaccia grave e globale per la salute umana…” e che il suo impiego in ambito odontoiatrico “rappresenti il più importante uso del mercurio in Europa e costituisca una notevole fonte di inquinamento”.

 

Sacrosanta verità. Ma se le cose stanno così, perché allora l’amalgama non è stata rimossa (oltre che dalla bocca) dal mercato odontoiatrico ed il suo impiego vietato all’istante? Forse perché esistono ancora moltissime scorte da smaltire e contano di farlo solo entro il 2030? Mistero…

 

Amalgama? No grazie!

 

Prima di arrivare alla vera assurdità della vicenda, però, facciamo un passo indietro, per chi con l’argomento (fortunato lui!) ha poca dimestichezza…

 

Le ormai vecchie e obsolete otturazioni dentali “grigie” che noi tutti abbiamo avuto modo di vedere almeno una volta nella vita, contengono un metallo pesante meglio conosciuto come mercurio. Come sappiamo, il mercurio è un elemento assai inquinante – veleno mortale per tutti gli esseri viventi – tanto che oltre diecimila pubblicazioni scientifiche ne descrivono da anni gli effetti tossici.

 

L’intossicazione da mercurio può infatti provocare gravi danni al sistema nervoso centrale e periferico, al cervello, al cuore, ai reni e al sistema immunitario.

 

Ecco perché dal 1° luglio 2018 è ormai severamente vietato fare otturazioni in amalgama ai giovani in età “pediatrica”, ovvero ai ragazzi/e al di sotto dei 15 anni di età – aumentando così, ma che dico, ampliando esponenzialmente – la soglia degli precedenti 6 anni inizialmente prevista per “legge”.

 

Ma c’è un’altra novità, rispetto alla legge “Sirchia” sull’amalgama del lontano 2001 che decretava la tossicità del mercurio e le sue caratteristiche di corrosività, raccomandando a tutti gli operatori di evitarne la posa e la rimozione in pazienti con allergie e in stato interessante.

 

Infatti, oltre che sulle donne incinte, è vietato mettere in bocca l’amalgama alle donne che allattano un figlio!

 

Ma a lasciare veramente perplessi è altro…

 

Nel gennaio del 2019 l’Europa ha infatti decretato che: “i dentisti che utilizzano amalgama, o rimuovono otturazioni d’amalgama, ovvero estraggono denti con tali otturazioni, devono garantire che il proprio studio sia dotato di apparecchi per la “separazione dell’amalgama”, per trattenere e raccogliere le particelle di amalgama, incluse quelle contenute nell’acqua usata, ed è vietato l’uso del mercurio in forma libera da parte dei professionisti”.

 

Provvedimento sacrosanto, direte voi. Certo. Ma perché tanta accortezza per l’ambiente e così poca per l’essere umano?

 

Ed ancora, in tema di smaltimento: “i dentisti dovranno garantire che i loro rifiuti di amalgama dentale, nonché i denti estratti, o una loro parte, “contaminati con l’amalgama”, saranno gestiti e raccolti da una struttura o da una impresa autorizzata per la gestione dei rifiuti tossici-nocivi. In nessun caso, i dentisti possono rilasciare direttamente o indirettamente tali rifiuti di amalgama nell’ambiente”.

 

A questo punto, il regolamento europeo sfiora l’inconcepibile, se non addirittura il ridicolo!

 

Infatti, come è possibile considerare “limitatamente biocompatibile” un materiale se messo in bocca ad “alcune categorie di persone protette” (ma non a tutte), quando lo stesso materiale che è avanzato, viene – sempre per legge – valutato come rifiuto “tossico-nocivo”, tanto da dover essere smaltito solo da ditte “autorizzate” e, le stesse particelle, eccedenza dell’operazione di limatura – cioè i denti estratti – devono essere trattate mediante apparecchiature tecnologiche di ultima generazione di cui dovranno dotarsi tutti i dentisti?

 

Io la risposta a questo quesito non ce l’ho ed evidentemente non ce l’hanno neppure i politici. Una domanda, però, quella sì: ai pazienti, uomini al di sopra dei quindici anni d’età, o donne che non siano in stato di gravidanza e/o che non stiano allattando un bambino, allora, cosa rimane se non il buon senso di evitare come la peste le otturazioni in amalgama e tutti quei furbetti di quartiere che ne faranno uso, almeno sino al 2030?

 

Tra le altre cose, il Regolamento Ue richiede la formazione di dentisti “anti-amalgama” e l’impiego di materiali alternativi per la risoluzione dei casi, scordandosi, forse, che esistono validissime alternative all’amalgama, impiegate da decenni dai dentisti olistici che la sostituiscono da sempre in maniera protetta e sicura per tutti: ambiente, paziente ed operatori, utilizzando in proprio un protocollo di sicurezza di comprovata validità ed efficacia.

 

Forse bastava chiedere 😉

L’amalgama si può e (si deve!) rimuovere in modo sicuro 

 

In tutto questo polverone l’unica certezza è che l’amalgama è un pericolo per la vostra salute. Per questo motivo, la rimozione e sostituzione di questo materiale cancerogeno dev’essere eseguita con una metodica meticolosa ed estremamente accurata.

 

Per questo motivo la SMILEDOC ha elaborato i più importanti protocolli di “rimozione protetta” a livello internazionale, semplificandoli in una procedura collaudata ed accessibile a tutti.

 

Permettendo quindi a chiunque di poter definitivamente rimuovere l’otturazione in amalgama e sostituirla con una ricostruzione estetica in materiale composito biocompatibile.

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Impianti dentali, pensi di conoscerli a fondo?

 

Da sempre, in Smiledoc, ci impegniamo per sensibilizzare i pazienti che ne abbiano necessità, sulll’importanza di sostituire i propri denti persi con nuovi denti fissi sostenuti da impianti in ceramica. 

 

Ogni settimana visito non pochi pazienti ai quali mancano alcuni denti, che spesso convivono con i disagi di protesi mobili o che, ormai, hanno i denti completamente compromessi. 

 

Quando racconto loro che la soluzione perfetta per riottenere i propri denti fissi e sfoggiare un sorriso naturale e che duri nel tempo sono gli impianti in ceramica, spesso mi porgono alcuni dubbi, perplessità, o semplici curiosità in merito che sono ben felice di chiarire.

 

Per questo motivo, ho deciso di raggruppare le domande più frequenti che mi vengono poste e di stilare una lista delle 5 cose che forse non sapete sugli impianti dentali e che, se volete intraprendere questo percorso, è bene sapere. Prima, però, arriviamoci con ordine.

 

Che cos’è un impianto?

 

Un impianto, più semplicemente, è il sostituto di un dente naturale. Ha una forma a vite cilindrica e costituisce la radice del dente artificiale. Si innesta all’interno dell’osso mandibolare o mascellare con un piccolo intervento. Dopo un periodo di tempo variabile, l’impianto si trova perfettamente assimilato all’interno dell’osso grazie a un processo di osteointegrazione, diventando, di fatto, un saldo sostegno per la protesi dentale.

 

Ma quand’è che si ricorre all’applicazione di un impianto dentale?

 

Quando possibile, è sempre meglio mantenere il proprio dente, il quale, possedendo intorno il legamento parodontale, oltre a dotarci di una sensibilità maggiore quando mangiamo, ostacola la perdita di osso intorno ad esso. Nei casi in cui, però, il dente fosse già caduto o il paziente presentasse carie profonde, devitalizzazioni o danni parodontali gravi e non si potesse più agire per salvare il dente naturale, allora l’impianto dentale diventa il solo scenario possibile.

 

Impianto dentale: tutto quello che devi sapere

 

  •   L’intervento chirurgico richiesto per introdurre gli impianti è estremamente semplice, veloce e indolore. Molto spesso nella nostra struttura l’inserimento degli impianti dura pochi minuti e quasi sempre, anche nei casi più complessi, tutto si risolve in meno di un’ora.

 

  • Come già accennato, né durante, né dopo la procedura si avverte alcun tipo di dolore. Grazie alle tecniche poco invasive e al nostro protocollo di rilassatezza (che comprende tra gli altri, la sedazione cosciente) la seduta implantare diventa un’esperienza tranquilla e priva di stress.

 

  •   Grazie all’innovativa tecnologia computer guidata e ai software specifici presenti in studio, siamo in grado di ottenere immagini in 3D e progetti estremamente precisi, perfetti per assicurare al paziente un risultato duraturo e naturale a livello estetico.

 

  • Gli impianti in zirconia che utilizziamo in Smiledoc sono biocompatibili, non metallici, esteticamente perfetti e, soprattutto, estremamente resistenti! Basti pensare che la zirconia è tre volte più resistente rispetto al titanio e due volte più resistente rispetto all’ossido di alluminio. Inoltre, è dotata di una “barriera” che intercetta la propagazione di microfratture, caratteristica che ne consente un’elevata duratura e stabilità.

 

  • C’è poi un ultimo dubbio che spesso mi trovo a dover illustrare al paziente: sì, gli impianti si possono inserire anche in quei pazienti che hanno poco osso o “poca gengiva” come, spesso, mi dice qualcuno.  

 

E’ arrivato il momento di sfatare il tabù “mancanza di osso”! L’esigua quantità di osso mascellare, infatti, oggi non rappresenta più un ostacolo grazie alle nostre tecniche implantari che consentono soluzioni immediate, evitando ricostruzioni ossee e lunghi tempi d’attesa.

 

Da anni, in Smiledoc, ci occupiamo di restituire i denti fissi ha chi li ha persi lavorando sempre con l’obiettivo di raggiungere il miglior risultato estetico possibile.

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Mettiamo subito le cose in chiaro: bruxismo, spesso, vuol dire stress. E lo stress, di questo periodo di pandemia, è stato – ed è tuttora, inevitabilmente – caratteristica più comune.

Si chiama, non a caso, fatica da pandemia, o stress da pandemia. La verità è che comunque la si voglia guardare, la pandemic fatigue ha colpito oltre il 60% della popolazione mondiale, con sintomi quali estrema stanchezza e spossatezza fisica e mentale. 

Anche chi è in salute, dunque, non sfugge allo stress e all’ansia causati da regole, restrizioni, preoccupazioni e timori legittimi, che, in questo periodo storico così delicato, si è indotti a vivere. Li chiamano “effetti collaterali da Covid”. Tra i tanti, si annoverano sicuramente le problematiche legate alla salute del cavo orale.

L’emergenza sanitaria, dati alla mano, ha infatti originato una esponenziale crescita del fenomeno del bruxismo negli individui già sofferenti, e la nascita di nuovi casi tra chi, invece, non ne aveva mai sofferto.

 

Ma come si riconosce il bruxismo e come si intervenire prima di creare danni permanenti alla dentatura?

Digrignare o serrare i denti di notte, senza rendersene conto. Svegliarsi la mattina con mal di testa e mandibole indolenzite e non capire perché.

Sono questi i primi e (principali) campanelli d’allarme riconducibili al fenomeno del bruxismo: quell’insieme di movimenti involontari causati, perlopiù, proprio da ansia diffusa, tensione emotiva, forte stress o problematiche psicologiche che, a lungo andare, possono generare una progressiva usura dei denti. 

Le persone che ne soffrono, spesso non accorgendosene neppure, sfregano i denti, serrando le mascelle con una foga tale da determinare dolori alle articolazioni temporo-mandibolari, collo spalle, mal di testa, usura o lesione di uno o più denti e ipersensibilità agli alimenti molto caldi o, in alternativa, molto freddi

 

Se in particolari casi, è possibile utilizzare farmaci analgesici, antinfiammatori e miorilassanti, adatti alla problematica. Ciò non toglie che uno stile di vita sano ed equilibrato sia la soluzione ottimale, se non sempre per la cura, perlomeno, per la prevenzione del bruxismo. 

 

Bruxismo: campanelli d’allarme

In buona parte dei casi, chi soffre di bruxismo non ne è consapevole fino al momento della diagnosi.

Tuttavia, esistono diversi segnali che possono rappresentare un fondamentale campanello d’allarme e che vanno, per questo, tenuti sotto controllo:

  •   Aumento della sensibilità ad alimenti caldi e freddi dovuta alla perdita dello strato di smalto;
  •   Dolori muscolari alla mascella;
  •   Dolori cervicali;
  •   Continui disturbi del sonno;
  •   Forti emicranie;
  •   Acufeni.  

 

Ma a chi rivolgersi?

Il bruxismo non è un problema da sottovalutare; ecco perché diventa indispensabile rivolgersi il prima possibile ad un professionista in gnatologia. Il digrignamento dei denti, infatti, se non opportunamente trattato, potrebbe portare ad un livellamento delle arcate, con possibile esposizione della dentina, a danni parodontali e ad alterazioni a carico dell’articolazione temporo-mandibolare con conseguenti disordini cervico mandibolari. 

 

La soluzione che propone lo specialista durante la visita gnatologica prevede la strutturazione di una terapia gnatologico-posturale, fondamentale per la risoluzione del problema, che mira a realizzare interventi di riabilitazione e rieducazione del paziente e del movimento occlusale nella sua interezza.

 

L’approccio terapeutico, made in Smiledoc, dunque, non si limita al semplice impiego di particolari dispositivi occlusali che alleggeriscano la tensione su muscoli e dentatura – evitando lo così lo sfregamento notturno – ma punta, in un’ottica olistica e risolutiva, al riequilibrio del sistema tramite mirate manipolazioni del distretto orale e l’ausilio di metodiche funzionali delicate e mai invasive.

 

 

 

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Avete mai pensato che cefaleemal di schiena o acufeni possano dipendere dalla vostra bocca?

 

Se la riposta è no, continuate a leggere.

 

Oggi, infatti, vi raccontiamo di come la gnatologia sia in grado di trattare patologie e sintomatologie piuttosto diffuse (emicrania, bruxismo, vertigini, acufeni) e di come un approccio olistico si dica funzionale alla completa risoluzione di queste problematiche e dei sintomi ad esse correlate.

Ma andiamo per gradi…

Gnatologia: facciamo chiarezza

La gnatologia è la branca dell’odontoiatria che esamina la fisiopatologia mandibolare e le funzioni del cavo orale ad essa associate. Compito dello gnatologo sarà dunque quello di individuare se i fastidi sopracitati, più o meno frequentemente accusati dal paziente, siano riconducibili proprio ad una condizione di malocclusione.

Lo gnatologo: chi è e di cosa si occupa

Lo gnatologo, dunque, è per definizione il professionista che si occupa dei diversi aspetti della disfunzionecranio-mandibolare e ne tratta le cause per impostare un trattamento di riabilitazione adeguato.

Questi, difatti, durante un’accurata visita preliminare, indaga che i malesseri presentati dal paziente non dipendano da problemi relativi all’articolazione temporo-mandibolare, all’assenza di taluni denti, a restauri protesici inidonei, ad una postura scorretta, a una terapia ortodontica mal eseguita, o, ancora, ad una condizione di stress o di tensione emotiva rilevante.

Ma come si svolge e a chi è raccomandata questo tipo di visita gnatologica?

La visita gnatologica comprende la valutazione di molteplici aspetti clinici del paziente e una raccolta dei dati sulla sua storia clinica:

 

  •   Masticatori
  •   Posturali.
  •   Estetici
  •   Radiologici.

 

che servirà a indagare approfonditamente tutte le eventuali problematiche sorte nel tempo, le documentazioni e le terapie previamente effettuate.

Il fine della visita gnatologica sarà dunque quello di individuare, tramite una serie di test propedeutici (ortopanoramica, test kinesiologici, esame posturale), se i fastidi avvertiti dal paziente siano da ricondurre al fenomeno della malocclusione dentale.

Per fare ciò, lo specialista registrerà i dati concernenti lo stato dell’occlusione stessa, dei movimenti temporo-mandibolari, dei e delle funzionalità articolari, al fine di determinare il migliore iter terapeutico per la risoluzione della problematica presentata dal paziente.

Trattamento e iter terapeutico

Nella maggior parte dei casi il trattamento risolutivo prevede l’utilizzo di appositi dispositivi occlusali, realizzati su misura, che hanno una funzione di rilassamento muscolare e di decompressione proprio delle articolazioni temporo-mandibolare e il compito di favorire l’allineamento della mandibola e delle arcate dentali.

Altre volte, invece, il piano terapeutico può prevedere l’impiego di percorsi gnatologico – riabilitativi personalizzati (comprendenti impiego di apparecchi, manipolazioni, test neurologico-muscolari) mediante i quali lo specialista avrà modo di sciogliere problematiche più complicate come, ad esempio, il blocco (locking) gnatologico.

L’approccio olistico, perseguito in Smiledoc, punta a sciogliere le disfunzioni gnatologiche e posturali avendo, sempre e come assoluta priorità, il benessere psicofisico della persona.

 

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Ronzii e fischi alle orecchie sono un piccolo ma fastidioso problema e spesso un impedimento alla normale vita quotidiana.

Gli acufeni tendenzialmente non danno tregua di notte, appena ci si mette a letto ed il silenzio scende, iniziano a ricordarci in modo insistente che abbiamo un problema da approfondire.

La causa degli acufeni può essere associata al mal funzionamento della mandibola?

La relazione tra errata occlusione, problemi all’articolazione della mandibola, bruxismo e acufeni è stata osservata per la prima volta nel 1934 da James Bray Costen.

Il celebre otorinolaringoiatra si accorse che i pazienti lamentavano problemi all’orecchio ma l’apparato uditivo appariva completamente integro e sano mentre riscontrava problematiche alla mandibola.

Ad oggi, dopo quasi 100 sono stati condotti numerosi studi e la branca che si è specializzata sul malfunzionamento della mandibola è la Gnatologia.

Lo Gnatologo quindi studia tutte le relazioni che ci sono tra alterazioni della mandibola ed i distretti collegati che mostrano problemi specifici, come ad esempio:

Cefalea muscolo tensiva
Acufeni e ronzii
Dolori facciali e cervicali
Orecchio chiuso
Dolori all’orecchio
Blocchi dell’articolazione mandibolare
Bruxismo
Digrignamento
Alterazioni della postura
Alterazioni della vista
Vertigini
Nausea
Iperacusia

Tramite quindi appositi esami e terapie riequilibra la mandibola per contrastare la presenza e la comparsa di questi sintomi.

Come si collegano gli acufeni ed il mal funzionamento della mandibola?

Esistono connessioni tra i muscoli della mandibola ed il muscolo tensore del timpano.
Se la mandibola non funziona correttamente la tensione muscolare che si genera si estende all’orecchio. Qui può trasformarsi in acufene o instabilità motoria che causa nausea, vomito e cefalea.

Perchè la mandibola non funziona bene?

La perdita dei denti, i denti che si inclinano, masticare soltanto da un lato della bocca, digrignare i denti di notte (bruxismo) possono essere alla base di disturbi della mandibola e quindi uditivi come il ronzio o fischio all’orecchio dei quali, spesso, non si conoscono le cause.
Anche la sindrome di Ménière in realtà può essere associata a un cattivo funzionamento mandibolare. In questo caso si possono mostrare capogiri, vertigini e instabilità motoria.

Come si arriva allo Gnatologo?

Quando si avvertono acufeni il primo pensiero va all’otorino, ma durante la visita, quest’ultimo nota che l’orecchio è perfettamente funzionante ed a quel punto nasce la necessità di recarsi dallo gnatologo.

Presso la Smiledoc il Dott.Civero cura da oltre 15 anni i problemi gnatologici grazie a studi certificati e avvalorati da master universitari e percorsi di approfondimento con i maggiori esperti mondiali di problematiche mandibolari.

Se ritieni che i tuoi problemi siano associati ad un problema di malocclusione od un problema alla mandibola, che ad esempio fa rumore quando apri e chiudi la bocca puoi fissare un appuntamento di approfondimento.

Tramite appositi test clinici e kinesiologici, per testare quanto il problema influisca anche sulla forza o debolezza muscolare, in aggiunta ad eventuali esami radiologici specifici si giunge al percorso terapeutico più adatto che a volte consiste in un’unica manipolazione dell’articolazione ridando sollievo immediato al paziente.

Per Prenotare la Tua prima Visita Approfondita chiama lo 06.90.62.39.36

Il centro è a Monterotondo (Rm) in Via Sardegna, 7

Ampio parcheggio gratuito

Aperti tutti i giorni feriali

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Bisogna ammetterlo, raramente l’idea di recarsi dal dentista provoca sensazioni piacevoli. Nessuno di noi, salvo casi eccezionali, prova piacere nel sentirsi scrutato dagli occhi attenti di un dottore, e questo vale anche per le visite odontoiatriche. Ma come mai queste ultime in particolare sembrano essere un punto debole per tanti?

Da bambini, ci sarà spesso capitato di sentirci agitati dal dentista. Il ricordo è spesso indelebile: aspettare in sala d’attesa, in silenzio, ritrovarci in un ambiente sconosciuto (o quasi), circondati da persone che non ci sono familiari, per poi essere accolti in studio e vedere tutti quegli strumenti dall’aria poco rassicurante intorno a noi. Sono tutte esperienze che potrebbero aver alimentato, nel corso degli anni, una potenziale paura nei confronti degli appuntamenti dal dentista, paura che alcuni si portano dietro fino all’età adulta.

 

Sintomi della paura del dentista

Se, pensando alla vostra prossima visita dal dentista, risentite di alcuni dei seguenti sintomi dell’ansia:

  • battito cardiaco accelerato
  • fiato corto
  • sudore improvviso
  • tic o movimenti involontari
  • muscolatura contratta
  • mal di stomaco e/o pancia

o provate una sensazione di disagio, allora potreste essere ancora un po’ condizionati dalla paura del dentista.

 

Ma niente paura: si tratta di una fobia assolutamente trattabile, grazie anche alla presenza di una figura esperta. Se sentite che la paura è talmente grande da provocarvi un disagio insopportabile, chiedere aiuto ad uno psicologo o professionista dedicato è la strategia migliore per affrontare il problema.

In previsione della vostra prossima visita dal dentista, vi presentiamo alcune piccole tecniche di rilassamento, che potete provare a usare per calmare la paura. Si tratta di esercizi molto semplici, che tutti possono mettere in pratica, così da allentare un po’ della tensione. Una volta calmato il corpo, noterete che anche la mente sarà più rilassata.

 

Come rilassarsi prima di una visita dal dentista

  1. Da seduti o da in piedi, provate a contrarre alcune parti della muscolatura, ad esempio allungando le gambe o la schiena, tenerla contratta per qualche secondo e poi allentare la tensione. Ripetete questo esercizio più volte, fino a quando vi sentite più rilassati.
  2. Chiudendo gli occhi, concentratevi sul fare lunghi respiri, inspirando ed espirando profondamente: immaginate di far arrivare il respiro nella zona del ventre, anziché nel torace, e ascoltate il vostro ritmo respiratorio calmarsi. Questo tipo di esercizio, chiamato respirazione addominale, stimola una sensazione di benessere fisico che riesce a calmare anche la mente.
  3. Provate ad associare pensieri positivi alla visita dal dentista, come ad esempio leggere il giornale in sala d’attesa, o l’atmosfera accogliente dello studio. Potete anche concentrarvi sugli eventi positivi che ne conseguono, magari programmando qualcosa di piacevole da fare immediatamente dopo la visita, così da avere una specie di ‘premio’ da raggiungere.

 

Non dimenticate che, in fin dei conti, una visita dal dentista dura solo pochi minuti, ma le conseguenze positive sulla vostra salute e sul vostro sorriso sono molto più durature!

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A chi non piace un bel sorriso smagliante? Tra le caratteristiche che riscuotono più successo, a livello estetico, c’è sicuramente una bella dentatura dritta e bianca. Purtroppo, a volte, con il passare del tempo i denti tendono ad ingiallirsi, per ragioni che possono essere di varia natura: scorretta igiene orale, fumo, alimentazione, malattie o condizioni fisiologiche, eccetera. Questo può comportare una perdita di sicurezza in sé stessi, o la tendenza a sorridere di meno per paura che si notino i denti gialli.

 

Perché scegliere di sbiancare i denti

Lo sbiancamento dentale viene effettuato da un dentista, tramite una serie di procedure indolori. Se i denti sono molto rovinati, allora rivolgersi al proprio odontoiatra è la scelta migliore, così da avere risultati più veloci e sicuri. Se l’ingiallimento è più lieve, però, un’opzione da considerare potrebbe essere quella di utilizzare alcuni rimedi casalinghi: qui sotto, ne elenchiamo alcuni tra i più comuni e testati, da provare se siete interessati allo sbiancamento fai da te.

 

Rimedi casalinghi per denti bianchi

Sale Epsom disciolto in acqua

Dopo aver unito sale di Epsom e acqua in egual misura, mescolate fino a che il sale non sia del tutto disciolto in soluzione. Dopodiché, applicate sui denti (senza deglutire) il composto ottenuto, per poi risciacquare la bocca con abbondante acqua corrente. Un altro rimedio di facile fabbricazione, gli ingredienti sono anch’essi facilmente reperibili.

 

Sale, limone e zenzero

Forse penserete che l’idea di mescolare sale, limone e zenzero non sia molto piacevole per il palato, ma ne vale la pena! Per ottenere la pasta da applicare sui denti come dentifricio, grattugiate un pezzo di zenzero, unitelo al succo di una sola fetta di limone e a circa ¼ di cucchiaino di sale. Mescolate bene fino ad ottenere una consistenza omogenea.

 

Il rimedio che non ti aspetti: cacao in polvere

Sorpresi del fatto che il cacao abbia proprietà sbiancanti? Non siete i soli! Vi basterà unire cacao in polvere con acqua (o olio di cocco), fino ad ottenere una pasta simile al dentifricio per consistenza, da spalmare sui denti e risciacquare.

Si consiglia di usare questi rimedi al massimo due o tre volte a settimana, e di affiancarli sempre ad una corretta igiene dentale.

 

Avete provato alcuni di questi rimedi sbiancanti? Cosa ne pensate? Fatecelo sapere!

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Ormai da qualche mese a questa parte, la mascherina è diventata un accessorio must have, e non di certo per motivi legati alla moda. Che si tratti di brevi escursioni fuori di casa o di lunghi turni di lavoro, tutti noi stiamo facendo i conti con la scomodità di questo oggetto – ma non dimentichiamoci che indossare la mascherina è un gesto molto semplice che ha conseguenze enormi per la salute dei nostri cari e delle persone più vulnerabili!

Quando indossare la mascherina diventa spiacevole

Tra i possibili motivi per cui portare la mascherina può rivelarsi sgradevole, c’è quello dell’alitosi. Se, prima, era possibile non fare caso al nostro alito cattivo, e la cosa era più un problema per chi ci stava vicino, oggi siamo noi stessi ad avere a che fare con gli odori che provengono dal nostro cavo orale. Ma cos’è di preciso l’alitosi? Al di là dei luoghi comuni, oggi andremo a sfatare qualche mito riguardo questa patologia, che va oltre il comune ‘alito pesante’.

Vi è forse capitato di rendervi conto solo in questi ultimi mesi di soffrire di alitosi? Se avete dubbi da risolvere o storie da condividere, non esitate a contattarci!

Alitosi: cos’è e da cosa è causata

A differenza del semplice alito cattivo, l’alitosi persiste anche dopo essersi lavati i denti, e una corretta igiene orale ‘standard’ a volte non è abbastanza per contrastare il cattivo odore che si propaga dalla bocca. Spesso, infatti, l’alitosi è dovuta a problemi di digestione e reflusso gastrico: in seguito alla produzione di acido che si deposita dentro la bocca, si altera il pH del cavo orale, e ne risentono sia la salute dei denti, che la piacevolezza dell’alito.

Un’alimentazione sbagliata, poco bilanciata, il fumo e il consumo eccessivo di alcool sono alcuni dei fattori che accrescono la comparsa della patologia. Nei casi in cui l’alitosi non è dovuta a nessuno dei precedenti motivi, una scorretta igiene orale è probabilmente la causa del malessere: quando il cavo orale non viene pulito regolarmente, si assiste ad un accumulo di materiale (cibo e residui vari) che si deposita su denti e gengive come placca e tartaro, e favorisce la proliferazione batterica che non solo danneggia i denti, ma anche l’alito.

Come combattere o prevenire l’alitosi con l’aiuto del proprio dentista

Identificare un problema di alitosi richiede una visita da parte del proprio odontoiatra, che attraverso screening dei tessuti della bocca, dei denti e della lingua saprà individuare la fonte del problema e indirizzarvi verso una routine di cura.

A livello di prevenzione, mantenere una corretta igiene orale è senza dubbio fondamentale per tenere alla larga l’alitosi. Le abitudini di spazzolare bene i denti e usare il filo interdentale, per evitare che la placca si accumuli, possono essere accompagnate dall’uso di un collutorio specifico, consigliato dal vostro dentista, per approfondire ancor di più la pulizia.

Mantenere abitudini alimentari bilanciate, inoltre, preserva la salute gastrointestinale tanto quanto quella orale; si consiglia di evitare l’uso eccessivo di spezie piccanti, cipolla e aglio in cucina.

 

 

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