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QUANDO LO STRESS DA PANDEMIA CONSUMA (ANCHE) I DENTI

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Mettiamo subito le cose in chiaro: bruxismo, spesso, vuol dire stress. E lo stress, di questo periodo di pandemia, è stato – ed è tuttora, inevitabilmente – caratteristica più comune.

Si chiama, non a caso, fatica da pandemia, o stress da pandemia. La verità è che comunque la si voglia guardare, la pandemic fatigue ha colpito oltre il 60% della popolazione mondiale, con sintomi quali estrema stanchezza e spossatezza fisica e mentale. 

Anche chi è in salute, dunque, non sfugge allo stress e all’ansia causati da regole, restrizioni, preoccupazioni e timori legittimi, che, in questo periodo storico così delicato, si è indotti a vivere. Li chiamano “effetti collaterali da Covid”. Tra i tanti, si annoverano sicuramente le problematiche legate alla salute del cavo orale.

L’emergenza sanitaria, dati alla mano, ha infatti originato una esponenziale crescita del fenomeno del bruxismo negli individui già sofferenti, e la nascita di nuovi casi tra chi, invece, non ne aveva mai sofferto.

 

Ma come si riconosce il bruxismo e come si intervenire prima di creare danni permanenti alla dentatura?

Digrignare o serrare i denti di notte, senza rendersene conto. Svegliarsi la mattina con mal di testa e mandibole indolenzite e non capire perché.

Sono questi i primi e (principali) campanelli d’allarme riconducibili al fenomeno del bruxismo: quell’insieme di movimenti involontari causati, perlopiù, proprio da ansia diffusa, tensione emotiva, forte stress o problematiche psicologiche che, a lungo andare, possono generare una progressiva usura dei denti. 

Le persone che ne soffrono, spesso non accorgendosene neppure, sfregano i denti, serrando le mascelle con una foga tale da determinare dolori alle articolazioni temporo-mandibolari, collo spalle, mal di testa, usura o lesione di uno o più denti e ipersensibilità agli alimenti molto caldi o, in alternativa, molto freddi

 

Se in particolari casi, è possibile utilizzare farmaci analgesici, antinfiammatori e miorilassanti, adatti alla problematica. Ciò non toglie che uno stile di vita sano ed equilibrato sia la soluzione ottimale, se non sempre per la cura, perlomeno, per la prevenzione del bruxismo. 

 

Bruxismo: campanelli d’allarme

In buona parte dei casi, chi soffre di bruxismo non ne è consapevole fino al momento della diagnosi.

Tuttavia, esistono diversi segnali che possono rappresentare un fondamentale campanello d’allarme e che vanno, per questo, tenuti sotto controllo:

  •   Aumento della sensibilità ad alimenti caldi e freddi dovuta alla perdita dello strato di smalto;
  •   Dolori muscolari alla mascella;
  •   Dolori cervicali;
  •   Continui disturbi del sonno;
  •   Forti emicranie;
  •   Acufeni.  

 

Ma a chi rivolgersi?

Il bruxismo non è un problema da sottovalutare; ecco perché diventa indispensabile rivolgersi il prima possibile ad un professionista in gnatologia. Il digrignamento dei denti, infatti, se non opportunamente trattato, potrebbe portare ad un livellamento delle arcate, con possibile esposizione della dentina, a danni parodontali e ad alterazioni a carico dell’articolazione temporo-mandibolare con conseguenti disordini cervico mandibolari. 

 

La soluzione che propone lo specialista durante la visita gnatologica prevede la strutturazione di una terapia gnatologico-posturale, fondamentale per la risoluzione del problema, che mira a realizzare interventi di riabilitazione e rieducazione del paziente e del movimento occlusale nella sua interezza.

 

L’approccio terapeutico, made in Smiledoc, dunque, non si limita al semplice impiego di particolari dispositivi occlusali che alleggeriscano la tensione su muscoli e dentatura – evitando lo così lo sfregamento notturno – ma punta, in un’ottica olistica e risolutiva, al riequilibrio del sistema tramite mirate manipolazioni del distretto orale e l’ausilio di metodiche funzionali delicate e mai invasive.

 

 

 


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